Secondo i dati ILO (Organizzazione Internazionale del Lavoro), nel mondo ci sono 306 milioni di bambini economicamente attivi, 215 milioni di bambini il cui lavoro è sfruttato e ben 115 milioni di minori esposti a lavori rischiosi e alle peggiori forme di sfruttamento (sessuale, traffico, ecc.).
Molti bambini lavoratori sono più visibili, come i bambini di strada; altri, come i lavoratori domestici, sono più nascosti e vulnerabili. I bambini e le bambine che lavorano si concentrano per lo più in Asia e nel Pacifico, dove sono 113,6 milioni. In Africa Sub-Sahariana sono invece 65,1 milioni, un dato in sensibile crescita rispetto al 2006.
I bambini lavoratori, tuttavia, non sono una realtà che riguarda esclusivamente i Paesi in via di sviluppo, ma anche quelli ad economia in via di transizione e quelli industrializzati, dove la percentuale dei minori lavoratori rappresenta l’1%. In Italia, secondo i dati Istat, il fenomeno riguarda 144.285 bambini tra i 7 e i 14 anni, di cui 31.500 sono da considerarsi come sfruttati.
La ragione profonda per l’eliminazione del lavoro minorile è costituita dal diritto di ogni bambino/a ad un’educazione libera e full-time e dalla constatazione che spesso i minori subiscono le peggiori forme di sfruttamento (veri e propri crimini) anche nei Paesi che hanno sottoscritto la Convenzione ILO 182 (ratificata da 163 Paesi) sulle peggiori forme di lavoro minorile.
Governi, Organizzazioni internazionali, società civile, genitori, tutti possono fare qualcosa per affermare e garantire il diritto all’educazione di qualità, aderente ai bisogni di crescita dei minori. L’educazione obbligatoria gratuita crea le condizioni affinché i minori siano in grado di costruire una vita migliore, aumenta le possibilità di ottenere un lavoro più qualificato e fornisce più strumenti ai singoli e alla società per interrompere il ciclo della povertà.
Questo impegno va mantenuto anche nelle situazioni di emergenza ovviando all’interruzione dei servizi scolastici.
Combattere tutte le forme di lavoro minorile è inoltre un prerequisito per il raggiungimento dell’educazione primaria per tutti (Obiettivo del Millennio 2 da raggiungere entro il 2015). Contrastare tutte le forme di lavoro minorile contribuisce anche a promuovere i diritti fondamentali del lavoro per tutti, adulti e minori che hanno raggiunto l’età minima lavorativa (come previsto dalla Convenzione ILO 138, ratificata da 149 Paesi) e che hanno diritto ad un lavoro dignitoso e non pericoloso.
Nell’affrontare questi temi, Cesvi ritiene fondamentale far conoscere le condizioni di lavoro dei minori ed affermare che i bambini e i giovani non sono destinatari passivi di azioni di solidarietà e protezione, ma soggetti attivi che godono di diritti e vanno messi in condizione di esprimersi sulla natura del lavoro che svolgono e sulle speranze che coltivano.